venerdì 25 aprile 2008

Il matrimonio della carne (parte quarta)

Alois - il mio macellaio - lui ha da sempre un rapporto privilegiato con la carne.


"Immagino che il tuo lavoro," gli ho detto una volta, "Non sia certo un ripiego, per te. Si vede, la passione che ci metti".


Alois ha sorriso, nonostante gli sbuffi di sangue sul mento.


"E' una cosa che ho dentro fin da piccolo" mi ha risposto, "Tu lo sai, no, che certe cose non accadono per caso. Beh, passione è indiscutibilmente la parola giusta. La carne mi ha sempre attratto, anche se ora finisco perlopiù col farla a pezzi e incartarla".


Alois ha un senso dell'umorismo particolare. A volte indossa un grembiale con la scritta "SE LA VOSTRA CARNE E' TENERA POTREBBE INTERESSARMI". Ne ha un altro che dice "QUI SI SANGUINA TUTTI I GIORNI, SIGNORE MIE". Ma il mio preferito resta questo: "SONO SOLO UN SERIAL KILLER IN PENSIONE"


"Ho scoperto questa passione a scuola," mi ha confessato una volta, "Ero in prima o seconda elementare. C'era questa bambina bionda, con denti grandi ed enormi occhi azzurri. Ricordo che non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso e non sapevo il perché. Nella mia mente si formavano pensieri chiari e precisi che facevo fatica a comprendere, ma dicevano tutti la stessa cosa: avvicinati a lei e toccala."


"Toccarla dove?"


"All'epoca non lo sapevo con precisione. I miei pensieri dicevano di toccarla e basta. Immagino che in qualche modo stessero lasciando a me la scelta del dove e del quando. La cosa curiosa è che quella bambina sedeva semplicemente al suo banco, tutto lì. E ricordo che durante la pausa faceva le cose che fanno le bambine durante la pausa: giocava alla corda o parlava con le sue compagne. E i miei pensieri insistevano che dovessi toccarla..."


Quando gli ho domandato se l'avesse fatto, Alois ha sorriso menando un colpo di coltello che ha reciso la testa di un pollo come fosse quella di un re caduto in disgrazia.


"Sentivo che dovevo starle attaccato il più possibile," mi ha risposto,"Qualcosa dentro di me mi spingeva in quella direzione. Non ti so dire se era qualcosa nascosto nei miei pantaloni...Avevo 6 o 7 anni, i miei pantaloni ancora sfuggivano al mio controllo...Ma forse in parte dipendeva dai manichini..."


"Quali manichini?!"


"Quelli delle vetrine, amico. I manichini femminili esposti in vetrina. Quelli nudi, intendo. A quell'età quando ne vedevo uno mi sentivo attratto come un cristiano dal Paradiso. Anzi, credo che sia cominciato anche prima, intorno ai 4 o 5 anni. Un manichino femminile con le forme nude era peggio di una calamita. Era soprattutto per via delle tette, immagino. E il mio subconscio dev'essersi messo in moto."


"Ma la tua compagna di scuola non le aveva ancora, le tette"


"No, ma credo che il mio subconscio se ne fottesse altamente. Credo che fosse dotato di una pazienza che a noi adulti non appartiene"


"Poi ch'è successo?"


"Sono stato promosso" ha detto Alois, ridendo. "E la mia testa ha continuato a suggerirmi di stare sempre più attaccato alla mia compagna. Anche fuori da scuola. Magari a casa, con la scusa dei compiti. Il mio intero organismo sembrava essersi organizzato per una festa campestre. O per un qualche evento che non poteva più essere rimandato. Per farla breve, credo che la mia ossessione per la carne sia nata senza una causa scatenante, ma come una specie di predisposizione innata. O almeno è quello che mi piace credere".


"Mi sembra una cosa del tutto normale" ho detto.


"Meno male" ha detto Alois, "Anche se quella faccenda dei manichini mi ha sempre dato da pensare. Anche adesso, se una donna a letto si muove troppo tendo a bloccarla in una specie di morsa. Però pensaci...la mia compagna seduta al banco...i manichini immobili...la carne qui in negozio ferma in attesa dei miei strumenti...sarà mica che in fondo in fondo ho un po' lo spirito del prevaricatore?"


Gli ho risposto che non lo sapevo. Che non m'intendo di certe cose. Di psicanalisi e roba del genere.


"La tua ragazza cosa ne dice?" gli ho domandato.


"Non ne ho idea," mi ha risposto, "Quando non è imbavagliata parla sempre di matrimonio e di altre cose che non mi va di sentire"

venerdì 4 aprile 2008

SAMIZDAT n°18 (ovvero Wirklich Wunderbar...)

Quel paracadutista...gli affetti a pezzi, stempiato e con un
plico di multe non pagate,
più o meno a metà del lancio
fissò dritto oltre un palazzo in costruzione decidendo
che non era più il caso di andare avanti,
insomma ci ripensò, e non aprì
il paracadute


ma


allargando le braccia volò più su fino
al portello dell'aereo ancora aperto,
rientrò dentro, si sedette, si tolse casco e
guanti e disse "No cazzo, stavolta nessuno
mi butterà giù..."


e l'aereo proseguì il suo volo per circa
quattro miglia ancora e poi
cadde...


Una maledetta storia vera, dissi.


"Mi prendi per stupida?!" disse lei,
"Pensi che sia una sciocca?! O una bambina?!"


"E' tutto vero," insistetti, "Potrei giurarlo. E' normale che
né tu nè altri ne sappiate niente, perché
l'aereo è esploso come una bottiglia di vetro in picchiata sul
pavimento della cucina, ma io ero là e ho visto
tutto...
"


"Ma non mi dire..."


"E' tutto vero," ripetei, "Potrei giurarlo. Senti, non so come
quel tizio abbia fatto, ma so che l'ha fatto e questo
è quanto
".


"E tu davvero credi che me la beva?!"


"Beh, non sarebbe il primo uomo ad aver ritrovato
un po' di coraggio e ad aver
pagato per
averlo fatto
".


In quel momento udimmo un aereo
sfrecciare sopra le nostre teste.


Istintivamente alzai lo sguardo,
ma non abbastanza in fretta per vederlo


e lei allora
sollevò un braccio e frugando
nell'aria malata
l'acchiappò per la coda


e tenendolo stretto tra le dita
lo scaraventò lontano
mandandolo in pezzi con un fragore terribile


mentre la città si piegava su un fianco
alzando un poco una gamba per
pisciare meglio.

SAMIZDAT n°17 (ovvero I soci, gli amici, i tagliatori di teste e tu)



Pensaci:


la psicanalisi è figlia
della solitudine
e di una
madre
ingombrante.


Le donne che si arrovellano su quale
copriletto
comprare,


di quale
tessuto


di quale
colore


e se
a disegni oppure
no,


per poi magari infilarci sotto
il primo uomo che
capita.


A volte penso che il massimo sarebbe
una donna che adora le violette come l’intendeva Freud


ma poi mi giro la sigaretta tra le dita
come la bacchetta di un prestigiatore,
osservo le ombre calare dietro la finestra
come panni stesi ad asciugare,
penso alle donne che passano qua fuori
come fuori da qualunque altra vita


e mi viene da ridere


perché Siegmund aveva


un’ottima scusa per stenderle sul divano
evitando giri di ballo
e di parole


e qualunque altro
stucchevole
complimento.

venerdì 28 marzo 2008

SAMIZDAT n°16 (ovvero Un vero uomo o cosa)

"A volte lo faccio usando uno spillo,"
ha detto, "Altre volte invece sfrego i loro corpi
come fossero lampade magiche,aspettandomi di veder comparire
un vero uomo, un'anima o cosa...non è mai
comparso niente...
"


Portava i capelli lunghi sulle spalle
come un danzante sipario
aperto sulla tragedia,
mentre un occhio un poco le traballava
all'estremità sinistra del viso.


"Gli uomini non mi capiscono,"
ha detto, "Pensano tutti che io sia
pazza. Pensi anche tu che sono pazza?
"


Ho ingollato un sorso di bourbon,
HB mi guardava dall'altro tavolo
fumando in silenzio e con lo sguardo basso.
Un mucchio di persone, in un modo o nell'altro,
lavora qua dentro.
Non sono tutte
brave persone
e non tutte
resistono.


"Sì, lo penso anch'io," ho risposto,
"Penso che tu sia pazza, ma se una donna non lo fosse
almeno un po',che senso avrebbe?
"


"A volte li mordo dappertutto,"
ha detto, "Come una cagna affamata, per staccarne via
pezzi di pelle e di carne e magari
trovarci qualcosa, sotto...non ho mai
trovato niente...
"


HB si è alzato e si è avvicinato alla finestra,
fingendo di osservare qualcosa
là sotto. So a cosa stesse pensando:


Gloria è stata
una delle nostre migliori ballerine,
ma il tempo passa per tutti
e la vita non ne sa
assolutamente niente.


"Non mi amano,"
ha detto, "Nessuno mi ama..."


Mi sono alzato, accompagnandola alla porta.


E mentre la salutavo allungandole
l'ultima busta di contanti,
mi sarebbe piaciuto dirle che i veri uomini
catturano tigri a mani nude
in qualche sperduta savana senza ritorno,


abitano le Missioni aiutando
i malati a morire,


riescono ad amare la stessa donna per tutta la vita


o semplicemente


uccidono altri uomini
al tramonto
liberandoli da ogni cosa,
restando soli a sopportare
tutto quel che resta.

lunedì 17 marzo 2008

SAMIZDAT n° 15 (ovvero Fottere)

Chiuso nel cesso dell'ufficio,
mezzo nudo e
mediamente
sobrio ma
ancora
vivo,
seduto a leggere
una rivista per sole donne
senza domandarmi
quale delle nostre ragazze abbia deciso di
disfarsene proprio qua dentro.


E' come frugare tra la posta di un estraneo
o rubargli in casa mentre
muore nel buio del sonno,
ma è divertente
leggere cose che sai ma delle quali
quasi mai ti parlano:


niente orgasmo
poco amore
troppe delusioni


e il consiglio in genere suona sempre allo stesso modo:


ricorda, cara
che non c'è uomo che sappia essere tale
meglio di una donna
.


La bionda è nell'altra stanza,
coricata sul divano,
sdraiata nella propria pelle,
pronta a cacciare i propri dèmoni come io
qui dentro
cerco di scaricare i miei


e mentre ci provo
leggo di queste donne di tutte le età decise a
diventare uomini


e mentre leggo
sorrido del loro abbaglio
in silenzio come un ladro


prima di tornare su quel divano a
fottere
o
ad essere
fottuto.

martedì 4 marzo 2008

Il matrimonio della carne (parte terza)

Alois - il mio macellaio - ha una vita sessuale piena, intensa ed appagante, almeno a sentire quel che mi dice.


Alois è fidanzato da oltre 2 anni e ha fatto della monogamia una specie di filosofia zen. "Tu non sai il piacere e persino l'orgoglio di stare con la stessa persona e trovarla sempre desiderabile al punto tale da vederla ogni volta in modo differente" mi dice.


In effetti non lo so. A parte le scuole, credo che niente nella mia vita sia durato più di 2 anni. Personalmente mi sto persino convincendo che,una volta morto, tempo 1 anno e mezzo e sarò risorto.


"Che poi la monogamia non c'entra" mi dice, "Il totale appagamento sessuale è una questione alchemica buona con chiunque, potenzialmente", e mentre me lo dice lo vedo abbattere con forza una specie di scure su ciò che resta di un agnello già privato della testa.


"Intendi l'alchimia che si crea tra due esseri che sembrano collegati da qualche misterioso e inesplicabile filo invisibile?" ho domandato, anche se la frase suonava strana alle mie stesse orecchie, ma vi assicuro ch'è difficile formulare pensieri chiari e precisi mentre senti il rumore di ossa che vengono schiantate di netto.


Alois si è pulito il sangue sul suo grembiale cerato, ha sorriso e mi ha fatto una smorfia. "Non so a cosa ti riferisci," ha risposto, "Sono mica un filosofo...Quello che so è questo: la tecnica è importante, ma non concentrarti troppo su quella o sembrerai uno che ha qualcosa da dimostrare. Questo le donne lo odiano, quasi quanto dimenticarsi un anniversario"


Alois ha una clientela femminile molto variegata. Il pezzo forte sono le donne sui 50, che lo considerano un uomo affascinante, il massimo che si possa ottenere quando non sei propriamente bello.


"Alcune di loro mi si farebbero volentieri" mi ha confessato una volta, "Lo si capisce da come mi guardano e da certi atteggiamenti tipicamente femminili, tipo ridere quando non c'è niente da ridere, o fingere di non sapere cosa vogliono quando lo sappiamo tutti che una donna sa sempre ciò che vuole."


Vi risparmio la battuta sul "pezzo di carne da scegliere". E' una battuta logora che Alois amava ripetere con una certa frequenza, fino a 2 anni fa.


"Sei mai stato con una cliente?" gli ho domandato.


"Certo" mi ha risposto, "Mica sono uno psicologo o un professore di scuole superiori."


"Ed è andata sempre bene? Voglio dire, n'è sempre valsa la pena?"


"Non sempre" ha ammesso, "E' proprio questo ciò di cui ti parlavo: alchimia sessuale perfetta. Niente a che vedere con forme, misure o articoli strani. E' una questione molto più semplice..."


"Sarebbe a dire?"


"Un minimo di esperienza, legato ad un minimo di tecnica, avvolti entrambi in un desiderio che annulli tutto quel che resta fuori. Ogni volta come se dovesse essere l'ultima."


Ho annuito, mentre pezzi di agnello morto si scomponevano davanti a me come tessere di un puzzle.


"Il rapporto sessuale perfetto è come l'ultimo pasto del condannato a morte, se capisci cosa voglio dire", ha detto Alois, "Le bistecche te le incarto o vuoi aggiungerci dell'altro prima?"

giovedì 21 febbraio 2008

SAMIZDAT n°14 (ovvero Breve corso di sopravvivenza per pesci rossi)

Immagina una casa.


Immagina che questa casa
non abbia porte né finestre
né soffitti o pavimenti
e nonostante questo
sia davvero una casa


Immagina che in questa casa
succeda un po' di tutto
e specialmente
che quasi tutto possa
succedervi


Immagina che di questa casa
esista solo un'insegna, un'indicazione,
un nome o numero che possa
identificarla, insomma qualcosa in grado
di condurti fino ad essa


Immagina adesso che tu
in qualche modo e per qualche ragione
riesca a raggiungerla
decidendo di entrarvi,
ok?


Immagina che una volta entrato
qualcuno ti suggerisca
dove andare, cosa fare, come muoverti,
mentre altri se ne stanno lì impassibili
in attesa che tu lo faccia


Immagina che in questa casa
le persone siano tutt'uno con le loro voci
e le cose che vedi
curiosamente reali e impalpabili
allo stesso tempo


Immagina però che il tempo
in questa casa
segua regole particolari
che sfuggono alla logica
come le frasi di certe donne


Immagina a questo punto
che questa casa poggi su solide fondamenta
un pezzo delle quali potresti anche
essere
tu...


Riesci ad immaginare
cosa cazzo accadrebbe
se un giorno queste fondamenta dovessero
cedere e magari
a causa tua?


"Credo abbia capito" ho detto.


HB ha soriso in quel suo modo particolare,
quel modo che a molte donne ricorda
perché siano ancora eterosessuali.


"Non ti ho mica spaventato, vero?"
ha domandato il mio socio.


Il tizio legato alla sedia
ha scosso la testa in silenzio,
asciugandosi con la lingua
il sudore dal labbro superiore.


"Bene" ha detto HB, "Molto bene,
nuovo utente numero tot. Credo che adesso
potremmo anche tornare di sopra e berci qualcosa
".


Mi sono alzato in piedi,
strofinando un fiammifero contro la parete,
accendendomi una sigaretta.
"Andiamo pure, socio. Il lato peggiore di certi lavori
è che ti mette addosso
una sete boia
".